RABBIT TOWN, IL PARCO-MUSEO INDONESIANO E’ ACCUSATO DI PLAGIO

Nato nel 2018, questa sorta di “selfie-land” in Indonesia, ha subito creato scompiglio nel mondo dell’arte perché, in maniera palese, presenta un knockoff di “Obliteration Room” di Yayoi Kusama e “Urban Light” di Chris Burden, oltre ad altre installazioni simili a rappresentazioni museali esistenti. Il 4 giugno, presso il Tribunale di Jakarta, gli eredi di Chris Burden hanno presentato causa contro il Rabbit Town. Motivo della denuncia, la somiglianza tra l’opera di Burden, Urban Light e una delle attrazioni del parco, Love Light. Come Urban Light di Burden, anche Love Light presenta decine di lampioni in una formazione a griglia. Il concetto di “fair use” in Indonesia, legato ai diritti d’autore, è molto elastico. Di certo, Rabbit Town è riuscito a sfruttare un trend sempre più di massa che, nell’ultimo decennio, ha visto aumentare esponenzialmente i visitatori dei musei mondiali sempre più portati a offrire contenuti “instagrammabili” e a misura di like. Anche se Las Vegas ha riprodotto tutto il possibile e l’immaginabile, ebbe però il buon gusto di realizzare nel 2001 un “vero” Guggenheim Hermitage Museum al Venetian, esistito fino al 2008. L’arte è sacra e va protetta! Foto a sinistra Rabbit, a destra opere originali. Claudio Villa 6 luglio 2020

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